Il piano psicologico che possiamo esplorare ha in sé già tre livelli: la consapevolezza del corpo, con le sue sensazioni, viscerali, muscolari, tattili; la consapevolezza delle emozioni e dei loro mutamenti; la consapevolezza dei processi mentali, dei pensieri. Tutti questi sono concrete manifestazioni dei flussi di energia dinamica che attraversano anche il corpo. L’essere umano è un’unità di coscienza con un suo equilibrio psicoenergetico che, se alterato, genera malattia e dolore.
Ogni punto può essere un buon punto di partenza: il dolore da cui si è fuggiti diventa un dolore sordo, che non ci parla e con cui non possiamo vivere. Il primo passo allora è permetterne i movimenti, ascoltarlo circolare, cominciare a parlare autenticamente con noi stessi. Il dolore diventa un’occasione come il piacere, una sfida per la rigenerazione globale.
Il mio approccio è integrato, perché è il risultato di anni di esperienza personale, di applicazione di diverse tecniche prima di tutto per il mio intimo risveglio. In secondo luogo perché è la stessa base tecnica che a un certo punto ha cominciato a prendere forma nei modi più imprevedibili, sulla base di intuizioni nate nella contingenza più che su ricordi specifici di cose già sperimentate.
Ciò che più mi importa è lo specifico umano e animico, che aiuto ad emergere, anche solo riconoscendolo, all’interno delle sovrastrutture. Mi propongo al paziente come canale di riattivazione del cambiamento e, come tale, propongo a me stessa di rigenerare ogni volta in me, attraverso i miei movimenti interni, la capacità di fluire; di permettere i passaggi e le trasformazioni; di essere presente, sia negli spazi interni che esterni, nel tempo e nel non-tempo, nell’ascolto dell’altro e del suo peso emotivo.
Il tempo più importante del percorso è quello che intercorre tra una seduta e l’altra: il tempo della vita. Il passaggio più importante è, più che la conoscenza del dolore, l’apertura di un varco che va oltre se stessi.
Ogni paziente viene con il suo bagaglio, ricco anche di metodi, più o meno sperimentati e valutati, ma sempre importanti perché segnali che indicano la via possibile per quella specifica persona. Sono le scelte che lo hanno condizionato, ma sono anche gli echi del suo luogo e tempo dell’origine. E’ proprio lì che dobbiamo andare perché la vera libertà e il vero ascolto, come dicevano gli aborigeni, è dell’antenato.
(Emanuela Picone)
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