Nel contesto prettamente scolastico, è indubbio che si impara di più quando si è rilassati. Le informazioni sono più accessibili quando le onde cerebrali seguono un ritmo più lento. Quando, ad esempio, ci si concentra sul respiro e si è rilassati nel corpo, i nostri sensi e la mente che organizza i dati forniti dall’esterno, compiono un lavoro armonico di apprendimento “multisensoriale”. Nel contesto scolastico tutto ciò è di estrema importanza perché permette al bambino di sviluppare il suo modo personale di apprendere e all’insegnante di seguire con più frutto l’evoluzione dell’allievo.
L’assunto che guida un’attività scolastica centrata sul soggetto educativo e non primariamente sui contenuti da trasmettere, è che lo sviluppo della vita interiore svolge un ruolo fondamentale sull’apprendimento e sull’intelligenza, agendo in modo negativo se nel rapporto affettività-intelligenza prevalgono sentimenti di paura, di esasperata competizione e ansia del profitto, in modo positivo, invece, se si è emotivamente in pace con se stessi. Ora l’insegnante non deve essere principalmente un maestro di vita, a partire proprio dalla coltivazione della sua vita interiore?
Compito dell’insegnante è quello di educare la persona tutta intera, proprio perché essa è una unità inscindibile di corpo, sentimenti, processi mentali ed inconscio. Quindi l’educazione dovrebbe stimolare e potenziare contemporaneamente tutte le componenti: corporee, emotive, fantastiche, razionali, simboliche, creative. Ma il nostro sistema educativo ha spesso l’aria di un insegnamento precettistico, istruttivo certo, ma difficilmente educativo, quasi mai creativo. Il lavoro didattico si articola nella ritualità tipica della lezione-interrogazione-voto, lasciando l’allievo perlopiù acritico e passivo. All’insegnante più spesso si chiede di norma lo svolgimento del programma, invece di alimentare lo sviluppo dei processi mentali e comportamentali, o aiutare l’allievo a una sana capacità espressiva delle proprie emozioni.
Ora, la pratica yogica inserita nella scuola potremo definirla come un ausilio per esercitarsi nell’esercizio dell’attenzione. Ma chiariamo subito una cosa: Mente e corpo, se non in presenza di patologia gravi, sono di per sé già unite. Tra loro c’è una circolarità vitale: la mente è nel corpo, si distende nel corpo e il corpo è nella mente. Media questo scambio vitale il respiro che con la sua presenza regolare e costante porta il corpo a distendersi e alla mente di concentrarsi e “stare nel corpo”. Lo stesso dicasi per i sentimenti e le emozioni, le quali possono o trascinarci lontano da noi stessi, come foglie catturate dal vento, o possono al contrario, condurci a vivere con più intensità e armonia ciò che di volta in volta sperimentiamo.
Ora, dire esercizio dell’attenzione o della mente, in ambito scolastico potrebbe apparire fuori luogo. Il nostro sistema di istruzione infatti non è già un esercizio della mente con le nozioni imparate a memoria e le informazioni acquisite? Eppure ci rendiamo conto che affinché queste informazioni diventino conoscenza personalizzata, o perché il pensiero sia qualcosa in nostro potere da dirigere là dove vogliamo, esiste una certa differenza. Ed è qui che una certa educazione rivolta a tutta la persona vuole arrivare, anche mediante lo Yoga. Provate infatti a chiudere gli occhi e a fermare il pensiero. Com’è andata? I pensieri per lo più sorgono spontaneamente e involontari, si susseguono senza posa, vanno e vengono portando con se, immagini, forme, colori, ricordi, sensazioni, gioie e ansie, un vero e proprio guazzabuglio. I pensieri sono nostri eppure sembrano avere vita loro; i pensieri sono frutto della nostra mente, ma non li padroneggiamo. Non è un paradosso?
Di conseguenza, invece, gli effetti positivi di un lavoro interiore svolto in un clima propositivo, sereno, gioioso, attento a fornire quegli strumenti per una vera conoscenza di se stessi fin dai banchi di scuola, porta ai seguenti risultati:
- Rilassamento organico e psicofisico;
- Migliore concentrazione e rendimento;
- Maggiore padronanza dei processi del pensiero;
- Maggiore tranquillità e capacità di affrontare la stanchezza e lo stress;
- Maggiore presenza a se stessi e al gruppo;
- Aumento della comprensione di se stessi e degli altri;
- Sviluppo del pensiero creativo;
- Potenziamento della memoria e maggiore capacità di associazione e integrazione sensoriale
- Uso cosciente della facoltà immaginifica;
- Miglioramento della propria condotta.
(Alberto Camìci)
Info: Segreteria: Tel/Fax: 0039.06.96198065 – Cel: 0039.334.80.31.322 e-mail: info@gruppoindaco.it