Proprio perché lo Yoga è una disciplina olistica di profonda complessità, non si deve dimenticare che esso fa parte di un sistema filosofico di ispirazione teista (Astika), alla cui base di fondo vi è la filosofia Samkhya. Gli altri sistemi sono: Nyaya e Vaishashika; Mimansa; Vedanta. I Nastika, invece, cioè i sistemi diremo noi ateistici sono: Buddhismo, Jainismo; Chervaka.
Senza addentrarsi nelle rispettive scuole sopracitate diremo che per tutte il genere letterario è quello dei Sutra (specie di aforismi). Questo comporta due dimensioni che non devono essere dimenticate né tralasciate da chi pratica o vuole insegnare dopo diversi anni di esperienza: l’aspetto iniziatico, esoterico/sapienziale della pratica yogica, trasmesso da cuore a cuore e, in secondo luogo, ma direttamente collegato al primo, l’inserimento appunto in un acarya samgha (la comunità/comunione spirituale dei maestri).
L’insegnamento dello Yoga infatti può essere impartita da coloro che sono in qualche modo collegati a una linea ininterrotta di maestri qualificati, detta “parampara”. Quest’ultimo aspetto ci dice anche un’altra cosa molto importante, che cioè il vero dialogo e scambio può solo attuarsi tra persone inserite vitalmente nelle loro rispettive spiritualità e metodologie iniziatiche, perché è “dal di dentro” di esse, dal loro nucleo interiore e mistico che si può comprendere anche chi concettualmente e culturalmente è lontano da noi.
Tutto questo lo diciamo per avvertire il lettore, la lettrice praticante, o comunque che è interessato ad esserlo, che la trasmissione dello Yoga è questione complessa, la quale tocca dimensioni profonde del cuore umano e non si riduce alla sola pratica fine a se stessa, al benessere psicofisico o alla salute in genere. Lo Yoga è anche questo, ma è molto di più.
Quello infatti che di solito comunemente non si dice nei corsi, specie agli inizi, è che lo Yoga è un richiamo assoluto, immutabile, eterno, al ricongiungimento dello spirito individuale con quello universale, cioè al Purusha originario. Per questo motivo profondo si pratica yoga, che lo si intuisca subito o lo si comprenda man mano della pratica, questo è sempre e soltanto il motivo profondo.
(Alberto Camìci)