Così come il nostro corpo segue naturalmente dei cicli continui di contrazione e di rilassamento, così come i polmoni richiamano aria e si allargano, poi si restringono e si riaprono, così avviene anche per il flusso energetico dell’individuo. Quando una persona, ognuno di noi, comincia a muoversi seguendo le proprie naturali fluttuazioni interiori può trovarsi ad osservare che a un gesto di protezione segue uno di apertura; ad un attimo di volontà un altro di abbandono.
Il
Movimento Creativo è una danza ritrovata, ma anche un ritmo del cuore e un partecipare la natura. Con gli strumenti semplici della musica, dei colori e delle forme, aiuta a:
- Stare nel processo senza giudizio
- Affinare l’ascolto cinestetico
- Esplorare l’effetto bio-psico-energetico di certi movimenti
- Allargare il campo di coscienza
- Divertirsi trovando il proprio stile di movimento
La disciplina del Movimento Creativo ha come fondamentale background l'unione degli studi ed esperienze di
Laban con quelli di Bartenieff. Questi hanno offerto una griglia sintetica e chiara per osservare il movimento; nello specifico:
o Come si muove il corpo?
o Quali sono i sentimenti e i pensieri che animano
la qualità del movimento?
o Che rapporto tra il dentro e il fuori del corpo?
o Come influenza l'ambiente la qualità del movimento?
Le qualità fondamentali (scivolare, colpire, galleggiare ecc.) vengono da un utilizzo particolare dello spazio, del peso, del tempo e del flusso. Ogni movimento porta con sé una memoria e un dirsi emozionale. Il movimento può essere evocato da un immaginario naturale, proposto come base della danza; lo sviluppo della coscienza immaginativa arricchisce la vita interiore e facilita la liberazione dal giudizio e dalla rigidità delle difese.
Il percorso di Movimento Creativo vede momenti di lavoro di tipo più intra-soggettivo alternarsi ad altri con maggiore inter-soggettività. Il gruppo diventa il cerchio prezioso dove spargere e raccogliere doni. Ognuno può osservare quello che succede a se stessi, nel corpo, nella mente e allo stesso tempo si può orientare nell’ambiente e relazionarsi con gli altri, con gli oggetti, con la stanza. Quando si giunge a mantenere questa bipolarità dell’attenzione, interna-esterna, si sta cominciando con naturalezza a lasciar crescere il Sé più evoluto. Si diventa progressivamente più consapevoli della rete bio-energetica-spirituale che ci unisce e a cui la propria mente può accedere perché è dentro di sé.
Non c’è traguardo, che ha a che fare con un cambiamento di personalità, come non può il vento diventare terra né la roccia fingere di essere fiume. Il Movimento Creativo è un percorso per diventare al massimo quello che si è già, esprimendo armonicamente e appieno tutte le proprie uniche potenzialità. Così, per esempio, chi tende all’evanescenza, sarà alla fine capace di nutrire anche con la terra il proprio salto al cielo; così, chi tende alla direttività, sarà capace di lasciare che il proprio balzo in avanti sia preparato da un morbido accompagnamento.
Il respiro è lo strumento fondamentale. Non solo con i polmoni si respira: ogni cellula ha il suo ciclo di respirazione, assume ossigeno ed emette anidride carbonica; anche da completamente fermi, possiamo sentire nel corpo quello che si muove.
(Emanuela Picone)
“Proveniente da esperienze teatrali, a metà tra una meditazione ed un rito liberatorio, affine alla danza-terapia…E’ un’esperienza davvero esaltante: ci aiuta a liberare le energie del nostro corpo, ci invita ad ascoltare i suoi ritmi, del respiro, dei battiti del cuore…libera le energie creative della nostra persona. E’ un’esperienza profonda di contatto con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda…Una stanza può contenere l’intero Universo: la terra stabile che sostiene i nostri passi, il fuoco che scalda le nostre membra, l’acqua che ci pulisce e l’aria che ci porta in alto, leggeri. Possiamo divenire uccelli che volano sostenuti dal vento, oppure animali striscianti nella terra umida, possiamo essere la terra o il vento stessi, per poi tornare sempre ad essere noi e tutte queste cose insieme…” (Manuela)
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