Il seminario è stato diretto dal Maestro Marcello Sidoti del CSI. I partecipanti sono stati, oltre agli allievi della Scuola di Velletri, guidati dall’allenatore Nino Tirelli, anche persone che per la prima volta si affacciavano incuriosite, alla scoperta di quest’affascinante arte marziale, in parte ancora sconosciuta.
Il seminario si è protratto fino alle 20 per il piacere di tutti, toccando diversi argomenti importanti.
Così, chi era alla prima esperienza, ha potuto constatare e capire che il Taijiquan coinvolge tutto il corpo nella preparazione ed esecuzione delle tecniche. Bisogna praticare senza scopo e senza una meta, scoprire tutto quello che man mano si incontra lungo la strada. Tutto questo lavoro richiede la massima precisione. Per questo motivo gli esercizi si svolgono molto lentamente : perché, si dice, “una grande lentezza genera una grande velocità”.
Il fascino di quest’arte marziale si respira in ogni movimento che il Maestro Sidoti propone sia nella pratica sia nella spiegazione di tecniche e nozioni. La sua preparazione, l’abilità tecnica e la comprensione dei principi avanzati dell’arte, hanno fatto di lui uno dei rappresentanti della Scuola italiana del Gran Maestro WANG XIAN, uno dei quattro “Guerrieri di Buddha” e massimo esponente della 19sima generazione del Taijiquan stile Chen, di cui il Maestro Shi Ronghua è discepolo.
Sono stati diversi gli incontri che abbiamo condiviso con il Maestro Sidoti. Ad arricchire la nostra esperienza è stato qualcosa che è andato oltre l’aspetto tecnico: il condividere i rapporti umani, le amicizie, il senso di appartenenza.
Come accade sempre in questi casi , c’è stata una cena a fine seminario, dove ogni tipo di ruolo è caduto: nessun Maestro, nessun Insegnante, nessun Allenatore: semplicemente un gruppo di amici che si riunisce.
(Serena MASI)