L'India e l'Induismo

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L'India e l'Induismo

L'India e l'Induismo
L’India

Tralasciando la sua storia, cosa che ci porterebbe lontano e il tempo non lo consente, diciamo solo che già dal 1500 a.C. vi sono in India popolazioni autoctone dravidiche con una forma di governo matriarcale, comunitaria. Nell’800 a.C. le invasioni ariane dalle steppe dell’Europa centrale, iniziate secoli prima a ondate successive, si completano e prendono il sopravvento in tutta la regione. La loro forma di governo è invece patriarcale, verticistica. Viene formalizzato e codificato il sistema delle caste. Nei secoli successive si susseguiranno una serie di contatti che lasceranno il segno su tutta la regione. Contatti con il mondo greco ad opera di Alessandro Magno, poi la diffusione del Buddhismo. In seguito l’influenza Musulmana. Poi la rinascita indiana con la dinastia Moghul e infine l’influenza determinante europea ad opera dei Portoghesi, Francesi e Inglesi fino all’Indipendenza.

Si sa che dal 15 agosto 1947 è nazione indipendente con 28 stati federati e 22 lingue parlate. Ecco perché già Winston Churchill affermava che l’India in sé è un’astrazione. Si parla infatti di Unione Indiana con un Presidente e un Primo Ministro plenipotenziario. Il Parlamento è formato da due Camere. Il Governo è responsabile davanti alla Lok Sabda, ossia l’Assemblea del  popolo. Infine la Corte Suprema è ispirata al modello britannico. Le istituzioni dei 28 stati federali riproducono quelle del Governo centrale. L’hindi è la lingua ufficiale e l’inglese la seconda lingua. Nel territorio di Pondicherry a sud dell’India si parla anche il francese.   
   
Soffermiamoci  pure sulla vastità del paese: 3.287.000 km2, pari al 2,5% delle terre emerse. Distanza dal nord al sud 3214 km e da est a ovest 2933 km. Terra di ghiacciai e monsoni, di campagne vastissime e di gente di mare. Coste lunghe e popolatissime. Città sfarzose e sviluppate, povertà diffusa e arretratezza al suo interno. Vivono in India più di un miliardo e duecentomila persone dal 2000 pari al 17% della popolazione mondiale. A Munbey, (prima Bombay) capitali finanziaria del paese, vivono più di 12 milioni di persone. Nascita di un bambino al secondo. 600.000 villaggi rurali in cui vivono due terzi della popolazione. Il 60% della popolazione lavora in condizioni disagiate e nella campagna. Il 25% dei nuclei familiari non dispone di elettricità e il 37% non ha acqua potabile a casa. Continui flussi migratori nelle grandi città e nascita attorno ad esse degli slum.

Entro la metà del XXI secolo l’India sarà la democrazia più vasta del pianeta al cui interno vivono e prosperano da centinaia di secoli per non dire millenni diverse etnie e religioni. Si contano 7 religioni diverse e 300 milioni di divinità. Ma nell’India splendente del boom economico e di una rinnovata rinascita e importanza nello scacchiare mondiale, centinaia di milioni di persone non riescono ancora a mangiare due volte al giorno e moltissimi sono gli analfabeti. Benché il sistema delle caste sia stato abolito dal Governo centrale, continua a sussistere nei villaggi e nella mentalità popolare.

Problematiche varie: la Globalizzazione e la ricerca di identità, accanto ai fenomeni preoccupanti e crescenti del nazionalismo e degli estremismi.
   
Migrazione degli indiani in Italia: prevalentemente induisti e sikh, pochi buddisti. La loro integrazione, cosa fanno: a parte coloro che lavorano nelle ambasciate, consolati e via dicendo, sono per lo più ristoratori, ambulanti, giardinieri, custodi, lavoratori a giornata (manodopera tra le più basse). Eppure in India vi sono 66 milioni di laureati e molti di questi studiano all’estero. Obbligato rimane ancora il passaggio dall’Europa e dall’Inghilterra, un retaggio questo di colonialismo culturale.
 
L’Induismo.

E’ definito il Sanatana Dharma: Religione Eterna e Universale, senza inizio e senza fine, apaurusheya. In quanto eterna è inscritta nel cuore di ogni essere e non ha bisogno di essere cercata all’esterno. A questo proposito un famoso Shankaracarya di Kanci, affermava con un certo umorismo: “Tutti nasciamo indù, ma i nostri genitori poi ci convertono”.
Religione fondamentalmente monoteista: “Dio è uno, ma i saggi lo chiamano con nomi diversi. Conosce la verità chi conosce questo Dio come Uno” (Atharva Veda).
 E religione estremamente tollerante e liberale: “Vedi l’unità nella diversità. L’Uno appare nelle molte forme” (Rg Veda).

Nell’Induismo per questo motivo troviamo ogni tipo di visione teologica, dal Monismo (Tutto è Uno), al Monoteismo (Dio è Uno), dal Monoteismo al Politeismo (molti Dei) e Animismo (la Natura è divina), “ma ogni forma è Lui” (Rg Veda).
Le principali tradizioni spirituali dell’Induismo con le rispettive vie o yoga per liberarsi dall’esistenza condizionata, moksha, si possono riassumere in: Shivaita (Shiva), Shakta (Madre divina), Ganapatya (Ganesha) e Vaisnava (Visnu), sono “come il lago che ha diverse rive” diceva il mistico Ramakrisna.
 
Tutte però si rifanno alle verità eterne contenute nei Veda e negli Agama. I primi sono i testi sacri rivelati nel silenzio della meditazione dei rishi. Si definiscono appunto sruti (= ciò che è ascoltato). Sono di quattro generi letterari diversi, di cui l’ultimo è il più filosofico e mistico, detto Upanishad, termine altamente evocativo che significa “star seduti ai piedi del maestro”. Vi sono poi anche i testi “che sono ricordati”, smrti, ossia degli scritti che esprimono l’essenza dei Veda ma sotto forma più popolare, come il Ramayana e il Mahabharata, composti da miti, racconti edificanti e allegorie. Gli Agama invece sono testi non rivelati ma tradizionalmente famosi (= ciò che è stato tramandato), ad esempio i Tantra, redatti molto tempo dopo i Veda e per questo motivo detti il “quinto Veda”.

Vi sono anche vari tipi di yoga, termine sanscrito che deriva dalla radice yuj che significa unire, raccogliere insieme. Sono cioè tanti tipi di vie pratiche ed esperienziali, fatte di tecniche, metodi e insegnamenti che si trasmettono da “cuore a cuore”, da maestro ad allievo all’interno di una comunità di iniziati, samgha. Molti di questi insegnamenti vengono poi redatti scritti sotto forma di aforismi, sutra, giusto per sottolineare la necessità di apprendere all’interno di una trasmissione viva e non solo scritta. Vi sono tanti tipi di yoga quanti sono le personalità umane, perché a tutte è dato di trovare la propria via di liberazione. Così c’è il Karma yoga, il Backti yoga, lo Jnana yoga, lo Hatha yoga, il Tantra yoga, e molti altri ancora.

Fondamentale nell’Induismo è la legge del Karma e connesso a questo, il ciclo delle incarnazioni, samsara. Karma è responsabilità nell’agire, perché “ciò che si semina si raccoglie” e “come si pensa e si agisce, così si diventa” dice il famoso testo della Bhagavadgita. Di conseguenza se uno segue il dharma, si libera dall’ignoranza, avidya, ovvero dall’idea falsa di essere divisi dal Principio Universale e così può realizzare la sua natura divina, andando oltre il suo ristretto ego. Dissolvendo il velo della separazione e dell’ignoranza esistenziale ci si libera dal ciclo delle rinascite, samsara. Una esistenza infatti non basta a risolvere tutti i problemi ad essa connessi, ma una esistenza illuminata può bastare a liberarsi da tante altre. Come i desideri sono illimitati, così l’unico desiderio di liberazione può da solo bruciare tanti di quelli falsi e illusori da bastare alla realizzazione del Sé immortale. Nel Kali Yuga, infatti, l’età oscura che ci contrassegna ormai da millenni, allontanati come siamo dal Principio Universale, è convinzione dei maestri che attraverso la sadhana giusta, ossia la disciplina spirituale che uno intraprende, ci si può più in fretta liberare perché è altamente superiore lo sforzo necessario per farlo rispetto alle ere precedenti, dove invece “Dio camminava con l’uomo”.

Ecco allora l’esigenza di dare uno scopo alla propria vita in base ai Purushartha, ossia i quattro principi che la devono regolare:
Dharma, l’ordine etico universale dentro di sé;
Artha, il benessere globale e i mezzi necessari a mantenerlo;
Kama, il desiderio che sostiene l’azione conforme al Dharma;
Moksha, la liberazione per realizzare che siamo “uno in Dio e uno con Dio”, che cioè siamo esseri divini.

Possiamo quindi concludere affermando che l’Induismo, nonostante veneri milioni di divinità, nel suo fine ultimo non contempla alcun dio. Il punto di vista indiano non è teistico, né ateistico, ma piuttosto è centrato sulla divinizzazione dell’uomo. Il suo scopo primario è sempre stato quello di fornire una disciplina, pratica e psicologica insieme, affinché l’uomo realizzi in questa vita la sua intrinseca divinità e perfezione. Il contributo essenziale dell’Induismo è dunque la scoperta di quel Sé, interno all’uomo, Atman, ma radicalmente distinto dalle emozioni, dalle sensazioni e dai pensieri che costituiscono invece il suo ego, il quale è identico alla suprema energia dell’universo, Brahman. 
    
Osservazioni
   

Relativamente al tema che abbiamo scelto: la Via del cuore.
E’ un tema questo correlato alla domanda fondamentale che solca tutto il pensiero indiano e al suo modo di liberarsi da una esistenza condizionata: Chi sono io?

Si sono date nel tempo due possibili risposte:
O l’Io esteriorizzato, cosmico, col pericolo di alienarsi da sé (visione occidentale); o l’Io  interiorizzato, acosmico, col pericolo di alienarsi dal mondo (visione orientale). Risposte ambedue insufficienti.

Ecco la necessità quindi di una nuova sintesi espressa bene in questo detto: “voler respirare con tutte e due i polmoni”, e quel  “lavoro di sterro” che molte comunità in dialogo fecondo con le tradizioni e le spiritualità di diversa provenienza e cultura, stanno facendo per far sorgere un’alba nuova dell’umanità, unita e solidale.


Testi consigliati:


Innumerevoli sono le monografie e saggi sul tema (vd. tra l’altro la bibliografia su Yoga e Tantra che apparirà sul nostro sito)

Noi abbiamo scelto per questa serata dei testi significativi di narrativa e saggistica più vicini al nostro tempo:

Paul Brunton, India segreta, Il Punto di Incontro
Herman Hesse, Dall’India, Mondatori
Pier Paolo Pasolini, Odore dell’India, Garzanti
Folco Quilici, India, Mondadori
Arundhati Roy, Il Dio delle piccole cose, Guanda
Sandra Petrignani, Ultima India, Neri Pozza
Sudhir Kakar, Estasi, Neri Pozza
Antonio Tabucchi, Notturno indiano, Sellerio
Gregory Roberts, Shantaram, Neri Pozza
Giancarlo De Cataldo, L’India, l’elefante e me, Rizzoli
Rosa Matteucci, India per signorine, Rizzoli
Domenico Amirante, L’India, Il Mulino
Federico Rampini, La speranza indiana, Mondatori
Muhammad Yunus, Un mondo senza povertà, Feltrinelli
Maria Pace Ottieni, Raggiungere l’ultimo uomo. Bunker Roy, un villaggio indiano e un diverso modo di crescere, Einaudi.




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